Ius Soli

Parlare di “migranti” è una forzatura del linguaggio. Queste persone per l’Italia non sono “migranti”, e infatti nelle statistiche ufficiali di “migranti” non si parla, ma di “immigrati”. L’uso di un termine tecnicamente scorretto, quando non lessicalmente improprio, dovrebbe suscitare sospetto: sospetto che diventa certezza quando si veda, come non vogliono farci vedere (e quindi non  vediamo), che negare l’uso del termine “immigrati” significa negare il punto di vista di un paese in cui la disoccupazione è raddoppiata e la povertà triplicata in pochi anni come risultato di precise scelte politiche, dettate da regole adottate per precisi motivi di distribuzione del reddito.
Il “nigeriano” non è un migrante: è un emigrato (dalla Nigeria, per motivi da approfondire) ed è un immigrato (in Italia, con conseguenze da approfondire). Così figura (se figura) nelle statistiche del suo paese e dell’Italia: questo è il dato. Ma il dato è amico della verità, quindi nemico del capitale e della sua simpatica favoletta.
Intanto, torniamo all’inciso: se (il simpatico nigeriano) figura (nelle statistiche). Ecco, forse dovremmo ricordarci che se ci sono delle leggi, sia nazionali che internazionali, a disciplinare l’ingresso di esseri umani (come di qualsiasi altra cosa, peraltro) in una data polity, in una data comunità, chi le viola è per definizione un criminale, un delinquente (e chi lo aiuta, come le ONG, concorre al delitto, e chi non se ne distanzia con vigore, come nessuna delle ONG asseritamente “nobili” ha fatto, purtroppo, si merita il sospetto nel quale incorre – e che potrà quantificare fra due anni alla liquidazione del 5×1000). Poi, si può discutere delle motivazioni per le quali si è spinti a delinquere, e naturalmente c’è chi è chiamato a valutarle.
In un ordinamento democratico, però, questo “qualcuno” è l’ordine giudiziario, che lo fa secondo le norme che la polity in questione si è data. Non dovrebbero farlo i giornali. Ma lo fanno. Quando un giornale si rifiuta di chiamare clandestino chi è clandestino, o quando emette in prima pagina su cinque colonne una sentenza di condanna verso chi magari non ha nemmeno ancora ricevuto un avviso di garanzia, sta facendo esattamente la stessa operazione (anche se in un caso né noi né lui ce ne rendiamo conto): si sta sostituendo alla magistratura.
Perché, vedete, è un dato di fatto: un conto sono i rifugiati, e un conto gli immigrati. Se ci sono due parole diverse, un motivo ci sarà. E un conto sono i naufraghi, e un altro conto sono i passeggeri (per quanto pericoloso sia il mezzo che sono stati criminalmente indotti a scegliere). Anche qui, se ci sono due parole, un motivo ci sarà.
Riflettiamo sui rifugiati: persone i cui diritti politici o civili (o, in generale, umani) sono gravemente lesi nel paese in cui risiedono. Anche qui, la mia definizione è sbrigativa. Quella corretta esiste, ed è data dalla Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifiugiati. Ora, si potrebbe andare sul tecnico, sul difficile… ma andrò sul semplice, dove non vogliono che andiate perché potreste capire cosa sta succedendo. Il semplice fatto che esistano dei rifugiati, cioè persone delle quali è ufficialmente riconosciuto che devono abbandonare una polity e muoversi in un’altra per potersi realizzare come esseri umani, per potersi esprimere, ci fa capire quanto sia essenziale, in termini di promozione umana e di protezione dei diritti universali dell’uomo, che esistano polity diverse.
E in cosa si traduce, concretamente, l’esistenza di diverse polity? Nei confini che le separano. A me fa tenerezza, ma anche un po’ paura e molto schifo, che ci sia chi, sdilinquendosi ostentatamente per il debole e l’oppresso (rigorosamente altrui), propugna l’abolizione delle frontiere. Un mondo senza confini è come un corpo senza membrane cellulari: un simpatico lago di citoplasma. I rifugiati sono persone che hanno necessità di superare un confine per pensare diversamente, e questo semplice dato strutturale ci fa comprendere che chi è sinceramente amico della diversità e della possibilità di esprimerla deve difendere le frontiere (non mi addentro sul fatto che questo sarebbe anche un obbligo imposto dal Trattato di Schengen – basta leggere il Capo II dell’Accordo di Schengen).
15/07/2013La terribile ignoranza dei governantiSi sono mai chiesti i nostri politici come mai adoperano i termini latini per affermare lo jus soli? Perché non lo traducono in italiano quando parlano di questo argomento? I tempi dello jus soli erano quelli in cui nessuno si avventurava fuori dal proprio paese. L’arrivo di uno straniero era perciò un avvenimento talmente raro ed eccezionale da essere considerato un fatto “magico”, una sorte felicissima, portatrice di ogni bene per il “terreno” (il suolo) su cui lo straniero era approdato...
30/06/2015African AnschlussPrendetevi tempo per leggere tutto e meditare sul perché, riguardo alla realtà africana, riceviamo solo, quando va bene, una sua interpretazione, per giunta distorta dalla propaganda. Oggi avete l'occasione di ascoltare una versione diversa di quella realtà che, personalmente, mi ha arricchito molto. Buona lettura...
05/09/2015Armi di migrazione di massaGrazie a questo articolo di Maurizio Blondet, ho potuto scoprire un'interessantissima ricerca che analizza, senza tanti filtri emotivi ma in modo scientifico, il fenomeno delle migrazioni di massa dal punto di vista strategico. Questi spostamenti sempre più frequenti di masse di persone verso quei paesi che, ecco la stranezza, in vari modi sono sottoposti alle pressioni economiche e politiche che provengono da interessi sovranazionali o nazionali specifici, sono sempre più sospetti. Sembrano francamente provocati ad arte...
17/01/2016Uomini soli verso l’Europa Studio sui migranti in Italia 9 su 10 sono di sesso maschileTroppi uomini, soli e arrabbiati, bussano alla porta dell’Europa? La domanda si rincorre da giorni, dopo il caso Colonia. Scemata l’indignazione del momento, ora tocca ai ricercatori analizzare statistiche e precedenti, e i primi risultati sono allarmanti: l’Europa del futuro rischia di essere troppo «maschile» e di soffrire così, inevitabilmente, un brusco aumento del tasso di criminalità. Un pericolo non necessariamente dovuto alla fede dei profughi ma allo squilibrio di genere: il 73% degli 1,2 milioni di richiedenti asilo in Europa, secondo gli ultimi dati disponibili, pubblicati dall’Economist, sono maschi contro il 66% del 2012. E l’Italia guida la lista, con il 90% di richiedenti asilo uomini...
18/01/2016Donna e Islam. Ci odianoL'autore, giornalista e documentarista, fino al 2001 corrispondente di ARD dall'Algeria, nella sua analisi centra alcuni punti fondamentali al fine della comprensione non solo dei fatti di Colonia ma del problema più generale della questione femminile nel mondo islamico, della sua lotta tra laicità e fondamentalismo e del mito dell'integrazione in Europa delle popolazioni migranti islamiche, presentata dalla propaganda globalista ed eurocratica come processo automatico, benefico e privo di controindicazioni...
07/01/2016L'asimmetria di Schengen...è del tutto logico che Schengen non significa che in Europa (rectius: nell'area Schengen) entri chi vuole. Schengen significa una cosa diversa: che l'onere di controllare la frontiera europea ricade sui soli paesi con frontiere esterne, cioè alle frontiere dell'Europa. E quali sono? Bè, voi siete uomini di mondo, avete fatto il militare a Cuneo...
19/01/2016Violenze sessuali per divertimentoA Colonia hanno aggredito e molestato le loro vittime nella notte di Capodanno: di giovane età, provengono tutti dai campi profughi della città...
19/01/2016La Caporetto demografica: nel 2015 «scomparse» dall’Italia 150mila persone. Non avveniva dal 1917Per trovare dati così brutti bisogna tornare indietro di un secolo, al triennio 1916-18, e in particolare al 1917, con la doppia strage della Grande Guerra da una parte e della pandemia di letale influenza Spagnola dall’altra. Secondo il demografo Gian Carlo Blangiardo, docente all’Università di Milano Bicocca, a fine 2015 sono ben 150mila gli italiani che mancano all’appello rispetto all’anno precedente...
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03/10/2017Bernard Ravet e la sharia in classeIo non voglio più fare questo lavoro, non fa per me, non ce la faccio più». Quando la giovane insegnante di storia e geografia ha fatto irruzione nel suo ufficio di preside con la faccia stravolta, Bernard Ravet non si è neanche scomposto. Dopo quindici anni passati a dirigere tre collège pubblici (l’equivalente delle nostre scuole medie) nelle banlieue di Marsiglia, piagate da una forte immigrazione, dove il sogno dell’integrazione si è trasformato nell’incubo del ghetto, poche cose erano ancora in grado di sorprenderlo. Ma questa era una di quelle...
10/11/2017” Io, docente di una classe multietnica, vi spiego perché lo Ius Soli è una follia”Il mio ultimo post sull’inspiegabile campagna del Pd a favore dello ius Soli ha provocato molte reazioni, alcuni di voi mi hanno scritto anche privatamente. Tra queste una mi ha colpito in modo particolare. E’ la lettera scritta di getto di una docente, che ogni giorno insegna in classi ormai multietniche e che dunque vive con mano cosa significhi l’integrazione...
14/12/2017L'imbroglio dei finti rifugiati eritreiOltre 100.000 migranti sbarcati in Italia negli ultimi quattro anni hanno dichiarato di essere cittadini della repubblica di Asmara. Peccato che molti non lo siano: si sospetta che il 40% sia di nazionalità etiope. Un trucco per ottenere l'asilo politico...
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